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Venezia a caccia di chicche tra i canali

Visitare Venezia almeno una volta nella vita è un must per ogni viaggiatore che si rispetti. Tra le città più belle e affascinanti del mondo la perla lagunare osserva ogni anno l’arrivo di oltre 23 milioni di turisti che vengono in pellegrinaggio tra i suoi canali per immergersi nell’intramontabile charme di questa meta dai mille volti. Alcuni (soprattutto gli orientali) vengono qui per sposarsi e per essere scortati romanticamente da un gondoliere sull’altare, altri invece vi giungono attratti dall’arte, dai suoi musei, dai magnifici monumenti e dai palazzi nobiliari che nell’incantevole contesto condito di canali e compenetrato dai flussi della laguna formano un unicuum nel suo genere e un paesaggio da cartolina. Tra le attrazioni più visitate c’è senz’altro la basilica di San Marco che si affaccia sull’omonima incantevole piazza arricchita dal superbo campanile che porta lui stesso il nome del protettore “celeste” della città, celebrato anche nel blasone della Serenissima con per mezzo del suo araldico leone alato.

Photo by Honza Beran / CC BY 3.0

Al turista affamato di scoperte non resta dunque che l’imbarazzo della scelta e con un pizzico di fortuna potrebbe anche imbattersi in uno dei tanti avvenimenti folcloristi, culturali e mondani ospitati tradizionalmente a Venezia come il Festival del Cinema, il Carnevale o la Biennale (solo per citare il podio dei più famosi). Ubriaco da tanta bellezza potrebbe poi andarsi a sfogare al celebre ed elegantissimo casinò. Nonostante le sue infinite attrattive è spesso proprio la vastità dell’offerta a confondere i visitatori e spesso alcune straordinarie chicche nascoste rischiano di essere colpevolmente snobbate…
Ad esempio non sono poi molti quelli che si affacciano allo squero di San Trovaso nel sestiere di Dorsoduro, una delle poche e probabilmente la più tradizionale “officina” di costruzione e riparazione di gondole. Con un pizzico di fortuna nel corso della visita sarà anche possibile osservare, nella loro sapiente opera, gli abili artigiani che vi lavorano, custodi di una conoscenza speciale e specialistica antichissima tramandata spesso di padre in figlio. Curiosità: qui e in quasi tutte le squere ancora aperte la “mano d’opera” vive ai piani superiori di queste meravigliose rimesse sull’acqua.
Altra meta poco battuta è la casa di Marco Polo di Calle Scaleta. Qui risiedette il celebre viaggiatore quando non era indaffarato a esplorare l’oriente con i suoi fratelli mercanti alla ricerca di affari e forse anche come messaggero segreto del Papa. Forse proprio in questo nobile palazzo medievale ha avuto origine l’attitudine per il gioco e il tavolo verde dei veneziani visto che pare sia stato proprio l’autore del Milione a portare nella città di San Marco il passatempo delle carte.
Su Calle della Pietà dove un tempo erano albergati il monastero e la chiesa della Pietà è possibile invece imbattersi in una rarissima ruota degli innocenti, una delle poche rimaste in tutta Europa. Qui venivano abbandonati i figli della Venezia più povera che non potevano permettersi bocche da sfamare. Gli infanti sfortunati venivano poi cresciuti dai monaci che si occupavano sino in età adulta del loro sostentamento e della loro educazione.

Photo by Amazone7 / CC BY-SA 2.5

Altra gustosa rarità è il Ponte del Chiodo che si trova alla fine delle Fondamenta della Misericordia nel sestiere di Cannareggio. Questo rappresenta infatti l’unico “passaggio” tra canali senza parapetti ad essere sopravvissuto alle moderne normative edilizie, figlio di un’epoca in cui finire in acqua non doveva essere poi così infrequente e senz’altro le assicurazioni non avevano ancora iniziato a fare affari. Sempre nel setriere di Cannareggio c’è un’altra piccola anzi meglio minuscola meraviglia che chi soffre di claustrofobia dovrebbe cercare di evitare. Qui infatti c’è il vicolo più stretto presente in città, si chiama Calle Marisco e a malapena ci passa una persona. Gli amanti di enigmi e rompicapi, dello scrittore Jorge Luis Borges e i più curiosi in generale troveranno invece stimolante un passaggio al macchiavellico labirinto ospitato nell’isola di San Giorgio Maggiore dalla fondazione Giorgio Chini. Il labirintologo Randol Coate ha infatti qui progettatto un’intrigo di siepi ispirandosi al racconto dello scrittore argentino “il giardino dei sentieri che si biforcano”.

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